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L’Italia riparte davvero con il calcio?

a cura di Angelo V.

Malagò in FIGC: rilancio o ennesimo fallimento? Rivoluzione e cambiamento oppure illusione e restaurazione di potere?


Per capire bene dove siamo arrivati oggi dobbiamo prima però tornare indietro nel tempo. L’ultimo grande successo mondiale italiano risale alle 23:40 circa del 9 luglio 2006 a Berlino quando Cannavaro, capitano della squadra guidata dal CT Lippi ed il suo staff, alza per la quarta volta in 116 anni di storia la Coppa del Mondo, opera realizzata dall’artista italiano Silvio Gazzaniga. Da lì a poco, minuto per minuto, inizia il tramonto ed il declino del calcio italiano con alcune parentesi di vitalità.

Questi i tornei e i risultati della Nazionale maggiore nei successivi tornei disputati:

·         2008 (Europeo): Eliminati ai quarti di finale. Eliminati ai calci di rigore contro la Spagna, che vincerà il torneo.

·           2009 (Confederations Cup): Eliminati ai gironi.

·         2010 (Mondiale): Eliminati ai gironi, ultimi in un girone di certo non impossibile contro Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia.

·           2012 (Europeo): Medaglia d’Argento per i ragazzi di Prandelli, travolti dopo un 4 a 0 contro la Spagna.

·         2013 (Confederations Cup): Terzo posto. Sconfitti in semifinale dalla Spagna ai rigori, battiamo l'Uruguay nella finalina.

·         2014 (Mondiale): Eliminati ai gironi.  Vittoria contro l’Inghilterra, ma pesanti le sconfitte fatali le sconfitte contro Costa Rica e Uruguay.

·         2016 (Europeo): Usciamo ai quarti di finale contro la Germania dopo una lotteria durata 9 rigori, 4 rigori non messi a segno da parte degli Azzurri di Conte tra questi i più dolorosi sicuramente quelli di Zaza e Pellè.

·         2018 (Mondiale): Non ci si qualifica e non si va a giocare in Russia, 2^ eliminazione e non partecipazione ad un mondiale dopo il 1958. Storica eliminazione al playoff contro la Svezia per 1 a 0 dopo 180 minuti.

·         2021 (Europeo): CAMPIONI D'EUROPA. Successo per l’Italia di Mancini e Vialli a Wembley contro i padroni di casa ai rigori.

·         2021 (Nations League): Terzo posto dopo la vittoria della finale ¾° posto contro il Belgio.

·         2022 (Mondiale): Non qualificati, ko interno contro la Macedonia del Nord nei playoff per Qatar. Partita dominata in lungo e largo 65% di possesso palla, rivelatosi sterile con circa 30 tiri di cui però solo 5 in porta al 93° Trajkovski punisce l’imprecisione italiana con l’unico tiro in porta e decisivo da parte dei Leoni rossi.

·          2022 (Finalissima / Supercoppa): Finale tra Campioni d’Europa e Campioni di Sudamerica persa, l’Argentina vince 3 a 0.

·         2023 (Nations League): Terzo posto dopo la vittoria della finale ¾° posto contro i Paesi Bassi.

·         2024 (Europeo): Eliminati agli ottavi di finale dopo una pessima partita contro la Svizzera 2 a 0, azzurri in difficoltà in tutto il torneo qualificati alla fase ad eliminazione diretta a malapena grazie ad un gran gol di Zaccagni al 98° contro la Croazia.

·         2026 (Mondiale): Terzo fallimento mondiale consecutivo, con l'eliminazione arrivata nei playoff contro la Bosnia.

 

Considero il 2006 l’ultimo grande successo italiano perché sì Euro2020 è stato unico, un gran cammino trionfale guidati dalle magie di Donnarumma, Chiesa e tantissimi altri giocatori… ne siamo usciti vincitori attraverso una grande ed irripetibile cavalcata, grazie allo sviluppo di sintonia tra i ragazzi di Mancini e Vialli. Per molti (delle nuove generazioni) il primo successo italiano dopo grandi delusioni. Ma alla fine lo considero una eccezione, una gran bella eccezione, o forse una farsa, la maschera di un sistema malato che ha illuso un popolo, una nazione che pensava che il calcio italiano fosse ritornato protagonista e che avrebbe detto la sua a livello mondiale, ma in realtà ci ha fatto togliere il focus dai reali problemi che oggi paghiamo caro… Le strade che si svuotano, i vivai vuoti (non di calciatori, a mio avviso ci sono, ma vuoti di vera qualità e fantasia, ma soprattutto di meritocrazia), la mancata valorizzazione del talento (come riporta la CIESFootball Observatory, un centro di ricerca scientifico indipendente, nato da una collaborazione con la FIFA, che analizza il calcio attraverso la statistica e la matematica, la Serie A è 49^ su 50, penultimi sul pianeta, dietro persino ad Arabia Saudita e Qatar,  tra i principali campionati di calcio in base alla percentuale di minuti giocati dai calciatori Under 21 eleggibili per la nazionale del paese di appartenenza tra il 1° gennaio 2025 e il 19 novembre 2025.  La Serie A concede solo l’1,9% di minuti ai giovani italiani con una media di 1,7 per club su 101 ragazzi. Il problema dunque non è la mancanza di giovani calciatori, ma l’assenza di coraggio nel lanciarli e fargli fare le ossa… Perché,  invece,  si preferisce puntare su giocatori di esperienza e molte volte stranieri che si pagano meno e sono raitezzabili), stadi a pezzi, fallimenti e debiti economici.

Ho accennato dal mio punto di vista, e molti campioni ed esperti confermano, i problemi del calcio italiano moderno, ma su questa tematica ci torniamo magari in un futuro articolo.

Ritornando alla FIGC  il 22 giugno 2026, Gravina ha consegnato le redini della FIGC (dopo 3 mandati, circa 2719 giorni di presidenza e 2 qualificazioni mondiali fallite da dimesso) a Malagò. Giovanni Malagò è stato eletto dall’Assemblea Federale con il 68,58%, 343.084 voti contro i 145.936, 29,17% di Abete e 2,25% di schede bianche. Alla votazione hanno partecipato 274 presidenti o delegati delle squadre in rappresentanza delle società di Serie A, Serie B, Lega Pro, Lega Nazionale Dilettanti, Associazione italiana calciatori e Associazione italiana allenatori. Il voto è ponderato ovvero la valenza di voto è diversa, alcuni voti contano di più altri, invece, hanno un peso minore.

Malagò è stato supportato dalla Lega Serie A (18%), Lega Serie B (6%), associazioni allenatori e calciatori (30%, rispettivamente 10 e 20%) mentre Abete dalla Lega Nazionale Dilettanti (34%). La Lega Pro (12%) si è dichiarata neutrale. Ovviamente le dichiarazioni di voto fatte dalle Leghe sono indicative, lo scrutinio è segreto, ciò significa che i delegati di ciascuna parte sono liberi di votare chi preferiscono e i risultati lo confermano. Abete che partiva con un 34% ponderato ha chiuso con un 29%,  ciò vuol dire che alcuni delegati della Lega Nazionale Dilettanti hanno votato altro (Malagò o schede bianche) come può darsi che una parte del 29% provenga al di fuori della Lega Dilettanti.

Tra i principali sostenitori di Malagò sin dal primo momento vi è stato Aurelio De Laurentis, patron della SSC Napoli, e lo capiamo dalle sue dichiarazioni. Si pensa che la maggior parte dei presidenti della Serie A abbia votato per Malagò per il suo peso istituzionale. Necessario sarà il dialogo con lo Stato per riforme governative.

Tra le squadre di Serie A chi non ha firmato il modulo federale di accreditamento con cui la Serie A indica un candidato alla presidenza FIGC è stata la Lazio di Lotito perché per Lotito il nome non conta, ma per lui ciò che conta è che il calcio vada ristrutturato eliminando e modificando alcune leggi come la 91 del 1981 e che venga nominato un commissario.

Il sogno di tutti i tifosi, forse, sarebbe stato mettere a capo della FIGC un campione, qualcuno che ha fatto del calcio la sua vita con gli scarpini, ciò non accade non per non possibilità perché di fatti lo Statuto permette loro di candidarsi, ma ciò non avviene per la natura politica-rappresentativa della componente federale e per la richiesta di competenze manageriali e amministrative, ma soprattutto per il consenso elettorale.

Capiamo bene chi è Malagò e come è arrivato ad essere presidente della FIGC. Potremmo presentarlo come uno degli uomini più pesanti e influenti della politica istituzionale e sportiva italiana degli ultimi vent'anni. È importante sapere che Malagò ha avuto un passato calcistico, pivot di calcio a 5 vincendo 3 scudetti e 4 Coppe Italia con la Roma RCB ed indossando la maglia azzurra per i mondiali di calcio a 5 in Brasile nel 1986. Subito dopo aver lasciato l’attività sportiva da calciatore inizia tra le tante cose la sua carriera nello sport da dirigente. Dal 1997 al 2017 è stato il presidente del Circolo Canottieri Aniene, uno dei circoli più importanti del panorama italiano per campioni e medaglie. Dal 2013 al 2025 è stato il Presidente del CONI (dove nel corso degli anni ha ricevuto critiche e complimenti per aver difeso l’immunità del sistema dalla politica con la vicenda statale Sport e Salute e  riportato le Olimpiadi in Italia con un grande peso politico e diplomatico con le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026), dall’inizio del 2019 è membro a titolo individuale del CIO, Comitato Olimpico Internazionale, il ristretto club che governa lo sport mondiale.  Ha presieduto i comitati organizzatori di grandissimi eventi come gli Internazionali d'Italia di tennis (1998-1999), i Campionati Europei di Pallavolo maschile (2005) e i Mondiali di Nuoto di Roma 2009. Inoltre, è stato inoltre presidente della Virtus Pallacanestro Roma tra il 2000 e il 2001.

Malagò, in qualità di Presidente della FIGC,  avrà il compito di risollevare il calcio italiano, secondo il regolamento FIGC, articolo 24, questo è il ruolo del Presidente: “Detiene la rappresentanza legale della FIGC, ha la responsabilità generale dell’area tecnico sportiva ed esercita le funzioni apicali di programmazione, indirizzo e controllo relative al perseguimento dei risultati agonistici a livello nazionale e internazionale. Adotta, sentiti i Vice Presidenti, i provvedimenti di ordine amministrativo, tecnico e sportivo non specificatamente devolute ad altri organi.” Dunque Malagò rappresenta la FIGC a livello giuridico, firma gli atti ufficiali e amministrativi (con provvedimenti economici, organizzativi e gestionali) detiene rapporti con CONI, CIO, UEFA e FIFA e con altri enti, pianifica le linee guida per ottenere risultati agonistici e supervisiona l’area tecnica, gestisce gli organi collegiali.

Ciò che è strano o quanto meno potrebbe comunque far non risolvere la situazione è la linea politica federale cioè  è che la Presidenza della FIGC cambia, ma il Consiglio Federale resta lo stesso. Il nuovo presidente della FIGC governerà il calcio italiano con gli stessi consiglieri ed esponenti di prima (Serie A, Serie B, Lega Pro, Dilettanti, Assoallenatori e Assocalciatori) che hanno gestito il movimento negli ultimi anni. Ciò significa che il nuovo presidente per portare avanti sviluppi e riforme deve ottenere il voto, il consenso del Consiglio Federale. Con il Consiglio composto dagli stessi rappresentanti e dagli stessi equilibri degli anni precedenti, è possibile che si ripresentino gli stessi veti e le stesse resistenze che in passato hanno rallentato o bloccato molti cambiamenti (Gravina stesso “lamentava” che lui e la FIGC proponevano, ma poi non vi era l’approvazione, perciò si andava nel nulla di fatto). Per questo motivo Malagò stesso ha affermato: “Dobbiamo compattare la squadra federale, : il presidente Gravina, con quasi l’unanimità del voto, ha trovato grandi difficoltà nel fare le riforme ed è qualcosa su cui riflettere… poi c’è un discorso tecnico e sportivo, oltre a dover ripristinare un rapporto con parte della politica… Da solo non posso fare niente, con voi potremmo fare tutto” il presidente è costretto a mediare continuamente e a trovare compromessi con le diverse componenti del calcio italiano. Inoltre, ogni consigliere tende a difendere gli interessi della categoria che rappresenta – come la Serie A, la Lega Pro o i Dilettanti – prima ancora dell'interesse complessivo del sistema calcio, rendendo più difficile realizzare riforme profonde.

I compiti di Malagò sono stati, sono e saranno quelli di nominare il CT, commissario tecnico (sono stati fatti i nomi di Mancini, Conte, Pirlo e Guardiola), e il DT direttore tecnico, l’11 luglio sono stati ufficializzati Maldini (ricoprirà questo ruolo  anche con la carica di Presidente del Club Italia) e Leonardo come advisor, consulente strategico. Inoltre, dovrà impegnarsi a rilanciare il progetto tecnico italiano con Maldini, risolvere il divario con la politica (ed in particolare con Abodi), rivedere ed ottimizzare le risorse economiche e la stabilità finanziaria, aprire il confronto sulla riforma dei campionati, spendersi sul dibattito infrastrutture con il dossier stadi (l’obbiettivo è quello di ospitare Euro 2032 con stadi all’altezza).

La scelta di Maldini e Leonardo fa ben sperare i tifosi e gli italiani che conoscono benissimo queste 2 figure del panorama calcistico mondiale. Maldini non ha bisogno di presentazioni, figura superlativa come calciatore (sa cos’è il calcio), ottime doti manageriali (è stato il dirigente del Milan dal 2018 al 2023 vincendo lo scudetto nella stagione 2021-2022. Conosce il mondo dello scouting e sa come relazionarsi a questi livelli). Leonardo, calciatore brasiliano di alto livello, allenatore e dirigente sportivo.

Ora però l’auspicio dei tifosi, appassionati ecc.. è  quello che con grande ottimismo Maldini lavori con la garanzia di tempo, autonomia e strumenti per evitare vicende sgradevoli come quella vissuta da Roberto Baggio, quando una figura di grande prestigio non riuscì a tradurre pienamente le proprie idee in risultati concreti a causa delle difficoltà incontrate all’interno del sistema federale. 

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